le palle che ha un uomo
la sabbia negli occhi.
Vladimiro ed Estragone ancora aspettano
e Beethoven non fa più una sinfonia,
l’estate è finita e Catherine è impazzita.
C’è una colpa profonda in questo tempo
e la coscienza è tormentata
e la morale è sconfitta dalla vista.
Dove è finita la bellezza di quei racconti,
quando la tensione si raccoglieva a grappoli,
e si spremeva succosa
come sangue dagli occhi?
Dov’è la coerenza di una vocazione,
la voglia d’esser proprio noi
parti di una ragione
di una madre grandissima e generosa,
della signora arte?
Nessun maestro può insegnare
ciò che
nessun bravo adepto può imparare,
nemmeno un parola è quella giusta,
ci vuole molto tempo per capire come.
Ma questo è il mio tempo
e provo come meglio posso.
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